venerdì 24 gennaio 2014

Dolci sorprese.

Dolci sorprese.


Tutto sommato visto il posto in cui eravamo ero piuttosto stupita che ci saremmo limitati ad una sega di nascosto e infatti conoscendo Carla dovevo aspettarmi che aveva conservato per il dolce la sorpresa finale. Carla è golosissima di dolci come può dimostrare la sua linea non proprio perfetta ed è per questo che quando si trova davanti al tortino ripieno di cioccolato fuso fondente i suoi sensi si infiammano, proprio tutti si. Mentre il cameriere, un uomo belloccio più vicino ai 30 che ai 40 ci stava servendo, quella porca di Carla con assoluta imperturbabilità si alzò in piedi e come se fosse la cosa più normale del mondo da fare in un ristorante pieno di gente si sollevò il vestitino fin sopra le chiappone per sfilarsi quelle mutandine rese inutili dagli umori che per tutta la sera vi aveva riversato. Con altrettanta imperturbabilità il cameriere continuava il suo lavoro e quando stava per andarsene dal nostro tavolo, Carla con la patata e il culo al vento lo chiamò. 
– Scusi - 
-Si? - 
- Che cafona, stavo dimenticando di lasciarle la mancia per l’ottimo servizio, è stata una serata indimentocabile – disse porgendo al cameriere il suo slippino. 
L’uomo le avvicinò al naso e inspirando il forte odore di figa aggiunse – Anche per me – prima di infilarsele nel taschino e riprendere il suo lavoro. 
Andrea e Pietro erano entusiasti della disinvoltura di Carla nello stare in piedi, vestita ma con la figa bene in mostra e decine di occhi maschili che la fissavano imbambolati, io più che entusiata visto che la fregna di Carla la conoscevo ormai quasi quanto la mia ero sinceramente invidiosa per quella stessa disinvoltura, si capiva benissimo che stava godendo ad essere così esposta e desiderata, ma non lo diedi a vedereb ne tantomeno tentai di imitarla. Il suo dolce lo gustò lentamente, stando in piedi piegata sul tavolo consapevole della visione del suo culo che stava continuando ad offrire a tutta la sala e quando con la coda dell’occhio si accorse che il nostro guardone di fiducia si era tirato fuori il cazzo dai pantaloni e si stava segando senza ritegno si rivolse ad Andrea:
 – Tesoro scusa, ho paura che quel signore mi stia guardando il culo – disse con il tono sinceramente sconcertato di chi proprio non se l’aspettava. 
Andrea che nonostante le ultime esperienze era rimasto ancora un pò ingenuo rispose convinto – Vuoi che gli dica di smettere? -
 - Ma nemmeno per sogno! Solo temo che non riesca a vedere bene, saresti così gentile da divaricarmi le natiche e fargli terminare la sega guardando il mio buco del culo? – 
Andrea obbedì divertito e spalancò il sedere di Carla il più possibile, raccogliendo l’applauso di quei pochi che avevano ancora le mani libere 
- Dunque – esordì Carla quando finito il dolce si rimise a sedere. – è stata una splendida serata, tutta la nostra amicizia sta proseguendo in modo splendido ma...- prese una pausa per grattarsi la figa in modo osceno – ma non credete anche voi che ci manchi qualcosa? – 
Alle uscite di Carla non ci si abitua mai e ci guardammo negli occhi senza capire dove voleva andare a parare questa volta.
 Ci provò Pietro: - io credo solo che a te manchi un bel cazzo nel culo stasera, ecco cosa ci manca - -beh questo è senz’altro vero, ma potrei dire lo stesso di te allora – 
non riuscimmo a trattenere una risata, tutti tranne Pietro che non gradì particolarmente di essere stato messo a tacere con una battuta migliore della sua.
 – Cosa intendevi dire Carla, cosa ci manca? – cercai di togliere Pietro dall’imbarazzo.
 – Non lo so di preciso ma dico, guardiamoci, siamo giovani, belli, nel pieno del nostro periodo sessuale migliore, ora che non ci sono più stupide gelosie tra noi, io credo sia venuto il momento di andare oltre.- 
- Oltre??? – fu la risposta di Andrea che ripassando mentalmente tutto quello che era accaduto finora gli sembrava già più che sufficente. 
– Non sto parlando di sesso, almeno non solo. Cercate di seguirmi. Quel pomeriggio di Halloween ha creato qualcosa tra di noi, un legame speciale che tutte le coppie ci potrebbero invidiare, e siamo ormai legati dai nostri stessi segreti – pur non capendo il discorso stava piacendo a tutti e 3 e la invitammo a proseguire.
 – Vi fidate di me? – era una domanda difficilissima.
 – Se non si tratta del mio culo io si – fu il primo a rispondere Pietro cercando di stemperare la tensione. 
– E voi? – continuò Carla guardandoci negli occhi. 
Ci guardammo anche noi e non potevamo far altro che rispondere di si, a nostro rischio e pericolo. 
– Bene! Ascoltate la mia proposta: ognuno di noi sa cose degli altri che nessun altro conosce e questo ci rende uniti e unici, la nostra forza sta nello stare tutti insieme e custodire i nostri segreti. Non credo che altri amici ti guarderebbero allo stesso modo se sapessero che ti piace prenderlo nel culo Andrea - - Ma...ma è stato solo una volta, anni fa! – tentò di giustificarsi sapendo benissimo che Carla aveva ragione e anche che era vero forse a lui piaceva prenderlo nel culo.
 – E cosa direbbe la tua mammina roberta se sapesse che la figlioletta si fa scopare da ben 5 maschi tutti insieme? Per non parlare di te Pietro, saresti l’idolo porno di tutte le case di riposo! La verità è che siamo più porci di quanto vogliamo ammettere, ed è per questo che solo una cosa può renderci ancora più uniti - 
-QUALE???? – sbottammo quasi in coro. 
– Ma è molto semplice, tesori, condivisione! La parola chiave è condivisione! Avete detto che vi fidate di me e non potete rimargiarvi la parola. Quindi propongo che nei mesi a venire, ci scambieremo i nostri peccati segreti, vivremo tutti quello che ci siamo raccontati - .
Calò il silenzio, arrivò il cameriere con il conto, pagammo e andammo via

Postato da Roberta.

giovedì 23 gennaio 2014

Cena con guardoni.

Cena con guardoni.

(in foto: Denise, OnlyBlowJob, DDFNetwork.com)

   Visti dall'esterno potremmo sembrare quelle persone peccaminose e zozzose che non pensano altro che al sesso. Sì, obiettivamente il sesso era ormai diventata una cosa molto importante per la nostra amicizia. Ma c'era anche dell'altro. Non è che ogni volta che ci vedevamo, bang, giù a scopare. No, questo no. Molto spesso uscivamo a prendere un aperitivo senza che le nostre intenzioni fossero quelle. Cioè, quello che voglio precisare è che il sesso non era la cosa principale che ci teneva uniti. La cosa che ci legava era l'amicizia. E per questo motivo, anche il semplice uscire in strada, fare due passi al centro, e curiosare nei negozi, questo era già di per se una cosa piacevole. Poi di tanto in tanto, in noi si scatenava una certa scintilla, e allora ci divertivamo a fare qualche porcata. Ma di solito accadeva un paio di volte al mese, non di più. Dopo la "resa dei conti" infatti, ci incontrammo molte altre volte, ma senza fare nulla. Poi capitò qualcosa dopo le feste di Natale, a gennaio inoltrato. Ricordo che fu Carla ad avere l'idea. Andammo a cena fuori, in un ristorante della nostra città noto per essere una meta molto ambita per le coppie di scambisti. Era un locale piuttosto tranquillo, con dei separè tra un tavolo e l'altro, dietro i quali succedeva la qualunque. Coppie di scambisti si faceva romantiche effusioni, spesso davanti agli occhi di curiosi, che bazzicavano il ristorante solo per farsi le seghe. Per l'occasione, le ragazze si erano vestite come vere porche. C'era Roberta che aveva un vestito da sera nero, con uno spacco da cui veniva fuori la sua coscia destra, in tutta la sua bellezza, con quei tacchi a spillo che m'arrapavano un casino. Carla invece aveva messo su una minigonna, ma così mini che ogni tanto era costretta a tirarsela giù, perchè quella le arrivava ai fianchi e praticamente restava in mutande.
- E allora... - disse Roberta. - Si può sapere che cavolo di posto è questo?
- Non ti piace? - domandò Carla. - Pare sia un posto molto conosciuto tra gli scambisti. Ho sentito dire che a notte inoltrata ci scappano sempre delle orgie da paura.
- Ma io non voglio fare nessun'orgia! - sentenziò Roberta.
- E chi ha detto che dobbiamo farla per forza? Possiamo anche starcene qui a farci i fatti nostri.
   Tutto sembrava piuttosto normale, se non era per le coppiette che si davano da fare agli altri tavoli. Cioè, non fraintendetemi, sennò pare una follia. Non è che nel ristorante si praticava l'amore libero, sennò l'avrebbero chiuso da una vita. Soltanto, diciamo così, i commensali si facevano delle effusioni al limite del porcume. Per farvi un esempio, di fronte al tavolo nostro, c'erano due coppie che stavano limonando poderosamente, e una delle due donne aveva una mano nei pantaloni dell'uomo che stava baciando. Ecco, questo era il livello della situazione. E così ci portarono da mangiare anche a noi. Cominciammo a mangiare. Roberta mi sorrise, capiii che stava pensando di fare qualcosa di porco, perchè Roberta quando vuole fare qualcosa di porco sorride sempre in una certa maniera. Allora guardai Carla e mi accorsi che con una mano teneva una forchetta, e con l'altra... l'altra non c'era. Era sotto il tavolo, stava facendo una sega ad Andrea. Allo stesso modo, sentii la mano di Roberta accarezzarmi il cazzo, il quale diventò duro in pochi attimi. Poi le sue dita mi tirarono giù la lampo dei pantaloni. A quel punto Roberta infilò dentro la mano e iniziò a segarmi. Notai che avevamo attirato non pochi sguardi. Come dicevo prima, nel ristorante bazzicavano non pochi guardoni. E tre di loro ci fissavano. Uno di loro fece l'occhiolino a Carla, la quale rispose con un sorriso, ma senza mai smettere di segare Andrea. Alla fine ci fecero sborrare copiosamente. Roberta si leccò le dita. Eravamo pronti per il dessert.   

Postato da Pietro.
 

mercoledì 22 gennaio 2014

Fare pace.

Fare pace.

   Erano secoli che non godevo così! Eh si perchè l’ano può dare molte soddisfazioni, anche molte molte di più di quelle che può dare la figa ma sono cose difficili da spiegare e dato che stiamo scrivendo la nostra storia anche per rendervi partecipi di tutto quello che abbiamo imparato insieme permettetemi una piccola digressione prima di raccontarvi quello che accadde dopo. Quello che avete letto dall’ultimo racconto di Andrea non è proprio la verità, o meglio non tutta, perchè se c’è una cosa che dovete avere ben chiara quando leggete di noi è che non tutto è sempre come appare. Andrea vi descritto quello che chiunque fosse stato là quella sera avrebbe potuto vedere: due donne che se le danno di santa ragione per gelosia, in realtà c’è anche di più. Quello che Andrea non poteva sapere e finora nemmeno voi era che quella mano nel culo non fu del tutto capitata, me l’ero proprio cercata, per più di un motivo. Innanzitutto perchè era importante che Roberta sfogasse la rabbia tipica di chi si sente in pericolo, solo liberandosene quello che avevo in mente per noi quattro sarebbe potuto realizzarsi. Come avrete notato infatti ci tenevo molto a mantenere la direzione dei giochi ma non lo facevo in modo casuale, il mio scopo era ben preciso, dovevo solo assicurarmi che ci fossero tutte le condizioni giuste per comunicarlo anche agli altri tre. Spero mi scuserete, loro lo faranno di sicuro, se quindi all’inizio sono stata costretta a trattarli un pò da pedine del mio gioco, come diceva qualcuno il fine giustifica i mezzi e nel nostro caso i mezzi non erano poi così spiacevoli. L’altro motivo invece ci riporta all’inizio della questione: la mia profonda passione per il piacere anale. Di questa scoperta non ringrazierò mai abbastanza il mio primo fidanzatino, ma è una storia che risale ai miei 16 anni e ve la racconterò un’altra volta, per ora vi basti sapere che si avete letto bene, lo prendo nel culo da quando avevo 16 anni e ora che ne ho praticamente il doppio anche il mio piacere di essere presa da là è cresciuto con me. Al contrario di quanto si possa pensare, a prenderlo nel culo non ci si abitua mai ed è esattamente questo il bello! E’ un pò come tornare vergini ogni volta e non è importante la dimensione di ciò che entra, si può godere perfettamente con un cazzo modesto quanto con un’intera mano appunto, perchè quello che conta non è il culo ma la testa! Si è un fatto di testa come mi insegnò quel mio primo fidanzatino: a tutte le ragazze piace prenderlo nel culo, solo che alcune non lo sanno ancora, mi diceva e mai frase fu più vera. Ma torniamo alla nostra storia, prendere tutta la mano di Roberta nel culo non fu certo una passeggiata come non lo fu farla uscire ma dovendo mantenere la mia parte, nascondere l’orgasmo che ne derivò fu altrettanto difficile, nessuno sospettò che quella mano me l’ero goduta come poche cose al mondo, e così quando le acque si calmarano e il mio buco riprese una forma più o meno regolare mi ritrovai a dover consolare Roberta dalle sue lacrime senza poterla ringraziare come avrei voluto. 
- Dai tesoro non fare così, io lo so che tu mi vuoi bene, anzi io so che mi ami proprio, forse è stata colpa mia, ho provocato troppo il tuo Andrea e me lo sono meritata, ma non temere non accadrà più, so che è tuo e non voglio rubartelo - 
- Ma no che dici?! Sono stata una stronza, non dovevo reagire così e poi tu non sei una puttana qualunque, con te sarebbe diverso, ti prego perdonami - 
- E tu perdona me -. 
Tutta la mia sceneggiata avveniva sotto gli occhi sempre più increduli dei nostri uomini che per rispetto rimasero in silenzio senza riuscire a smettersi di segarsi anche se sembrava un pò irrispettoso, ma i maschi sono così. 
– Senti, per fare pace del tutto che ne diresti di darcelo tra noi quel famoso bacio? – 
A queste mie parole i due cazzi svettarono come impazziti e la sega divenne sempre più furiosa mentre le nostre lingue si intrecciavano, leccandosi e ricoprendosi a vicenda di saliva. Pietro fu il primo a cedere lasciandosi andare ad una sborrata di quasi mezzo litro che finì diretta sui nostri visi ancora attaccati in quel bacio d’amore.
 – Cazzo non resisto ci sono anche io – volle avvisarci Andrea. 
– No tu no! – gli intimai severa al punto che smise di colpo di masturbarsi. 
– Tu sei stato la vera colpa di tutto questo quindi adesso vieni qua e fatti perdonare anche tu -. 
Andrea non osava muoversi, non aveva capito cosa volessi e dovetti fare io in modo di continuare a limonare con Roberta inserendo tra le nostre lingue la sua cappella di fuoco. Non fu un vero e proprio pompino a due bocche perchè ad Andrea bastò il contatto con le nostre lingue per cacciare fuori anche l’anima sborrando come una maiale, una quantità indescrivibile di seme maschile che io e la mia ritrovata amica ci trovammo a dividerci spingendocelo affettuosamente da una bocca all’altra.              


Postato da Carla.

martedì 21 gennaio 2014

La resa dei conti.

La resa dei conti.

Con i ragazzi ci vedemmo una quindicina di giorni dopo. Questa volta non lasciammo passare molto tempo. Li invitammo a casa nostra. Dopo il mio tentativo di baciare Carla, Roberta sembrava portare dentro molto rancore. Quindi quando le proposi di invitare i ragazzi a casa, lei mi rispose con un freddissimo cenno della testa. Come a dirmi di fare come volevo, tanto per lei era uguale.

   Noi abitiamo in una palazzina di due piani; stiamo in un monolocale al piano terra, che probabilmente una volta era una sorta di deposito, o qualcosa del genere. La casa è piccola, sì, ma è accogliente e calda. E poi c’abbiamo un piccolo spazio all’aperto tutto nostro, dove abbiamo messo una piscina di quelle di plastica, basse, che si gonfiano e si sgonfiano a seconda della stagione. Niente di chè. Però ci tornò utile quando i ragazzi vennero a casa nostra. Ma andiamo per gradi.

   Carla era molto seducente come sempre, per non dire da erezione. Ti veniva proprio di sculacciarla, di alzarle quelle sue gonne anni ’30 e darle una bella sculacciata. E poi farci l’amore. Ecco cosa ti faceva venir voglia Carla. Non fraintendetemi, anche la mia donna ti faceva venire certi pensieri libidinosi. E potete chiederlo a Pietro, ma anche a tutti i suoi numerosi ex.

   Ebbene, quando arrivarono a casa, Roberta sembrava molto seccata. Infatti non si era manco sistemata i capelli, e indossava ancora il pigiama. L’unica cosa che aveva fatto era quella di mettersi un filo di trucco.

   Ce ne andammo insieme ai ragazzi nel nostro cortiletto, per starcene all’aria aperta a prendere un caffè, quando Carla eruppe in un grido di stupore, come una bambina davanti ad un nuovo giocattolo, quando vide la piscina.

- Wow! Ho sempre desiderato avere una piscinetta così in casa – disse. – Dai, facciamo un bagnetto nudi.

- Non fare la stupida – rispose Roberta in tono antipatico. – Vuoi fare il bagnetto nuda a dicembre? Sei pazza o cosa?

- Va bene, calmati. La possiamo portare nel soggiorno, così staremo al calduccio.

- See, così allaghiamo casa. Ma falla finita.

- Roberta. c’è qualcosa che non va? – chiese Carla mettendosi coi pugni contro i fianchi. – Sei di umore pessimo.

- Sì, sono di umore pessimo. A te non capita mai?

   Discussero animatamente per quasi un quarto d’ora, e alla fine nessuno capì il perché Roberta fosse così nervosa. Cioè, io lo sapevo benissimo. Era ancora per il fatto che avevo tentato di baciare Carla. Adesso, ritrovarsela davanti, doveva aver acuito il suo malumore. Ad un certo punto Carla sbottò in un ruggito di rabbia e se ne andò via. Pietro però rimase insieme a noi. Bevemmo del caffè insieme, e ci disse di non aver capito quello strano comportamento della sua ragazza.

   Carla ritornò dieci minuti dopo con una busta della spesa piena di lozioni. Era eccitata e ci mostrò i suoi acquisti. Aveva comprato una decina di confezioni di olio per il corpo, di quello che si usa per i massaggi e che rende il corpo scivoloso. Mi chiese aiuto per portare la piscina dentro casa, e quindi la sistemammo nel soggiorno, contro la volontà di Roberta, che intanto bofonchiava e bestemmiava. A quel punto Carla svuotò cinque bottiglie di lozioni all’interno della piscina, creando uno strato oleoso sul fondo, e noi la guardavamo con vivo interesse per capire cosa avesse in mente. Una volta svuotate le cinque confezioni iniziò a spogliarsi fino a restare nuda. C’avevo il cuore a mille e il sangue che mi pompava nelle vene del cazzo, il quale mi si indurì in un attimo. Che bel corpo che aveva Carla! Che belle curve morbide. La voglia di farmi una scopata con lei aumentava ogni volta che la vedevo.

- Forza, ora tocca a voi. Spogliatevi – ci disse.

   Lentamente ci spogliammo tutti.

- Roberta, dai. Entra dentro – disse Carla in tono autoritario.

- Ma cosa vuoi fare? – domandò lei.

- Voglio risolvere i problemi che ci sono tra di noi una volta per tutte – rispose. – Perché credo che è di questo che si tratta.

- E noi? – domandò Pietro.

- Voi non c’entrate niente con questa storia. Restate fermi lì e fatevi una sega. Noi abbiamo dei problemi da risolvere.

   Roberta entrò nella piscina un po’ titubante. Poi entrò anche Carla. Si inginocchiarono e si guardarono negli occhi. Io c’avevo un erezione da paura, Pietro invece era ancora tranquillo.

- Avanti, forza – disse Carla. – Scatena la tua rabbia contro di me. Sfogati.

- Ma smettila.

- Lo so perché sei così di pessimo umore. Il tuo Andrea ti avrà raccontato di quello che è successo a Villa Borghese e a te non va giù. Ti ha detto che ha tentato di baciarmi e ti è salito il sangue alla testa. Questo è il momento di farmela pagare. Cosa aspetti?

   Si guardarono ancora per qualche istante, senza che succedesse nulla. Poi ad un certo punto, Roberta caricò il suo braccio e colpì Carla con uno schiaffo sulla guancia, la quale si arrossò molto, ma lei non mosse un muscolo, e la guardò con la stessa finta indifferenza di prima. Roberta sapeva che da un momento all’altro sarebbe partita la controffensiva, ma non fece nulla per evitarlo. Anzi, si mise quasi ad aspettarla. Infatti Carla le sputò sulla faccia. Roberta chiuse gli occhi, e la saliva le scese giù da una guancia.

- Troia! – urlò dopo qualche attimo di esitazione, e si scaraventò sul corpo di Carla e si rotolarono nell’olio per il corpo, e in breve tempo la loro pelle ne fu tutta ricoperta.

   Se ne davano di santa ragione, tirandosi i capelli e schiaffeggiandosi, e tentavano di rimettersi in piedi ma i loro piedi scivolavano sull’olio, quindi si mettevano a gattoni e io e Pietro avevamo modo di deliziarci guardando i culi delle nostre rispettive fidanzate in bella mostra, nelle posizioni più oscene, con le natiche aperte e piene di olio, mentre cercavano di rimettersi in piedi. Ma poi ricascavano e si colpivano con altri schiaffi.  

   Per il momento Carla sembrava avere la meglio. Riuscì a mandare giù Roberta, che senza fiato se ne rimase distesa nell’olio, e Carla le si mise col culo ben aperto contro la bocca. Gli strofinò l’orifizio del condotto anale contro le labbra e Roberta cercava di allontanarla ma non ci riusciva.

- Lecca, leccamelo bene – diceva Carla.

   Poi Roberta riuscì a catapultare la sua avversaria a terra e prendendole un braccio la immobilizzò. La fece girare mettendola col busto al suolo e il culo verso l’alto, a quel punto iniziò a sculacciarla pesantemente. Il suono era così dolce, grazioso e deciso.

- Adesso le prendi, puttana! – disse.

- Che ne dici di un bicchiere di vino? – domandai al mio compagno di sbronze, il quale aveva cominciato pure lui a masturbarsi.

- Pure tutta la bottiglia – mi rispose.

   Andai in cucina a prendere una bottiglia di falangina che avevo comprato il giorno prima e ci misi un po’ a stapparla. E quando ritornai in cortile vidi Roberta che aveva infilato quattro dita nel buco del culo di Carla, e lei ansimava in preda ad un piacere così intenso, che pareva quasi che stesse per svenire. Ebbi un mancamento pure io, perché vidi che le dita di Roberta si facevano strada prepotentemente dentro, quasi con la violenza, spingendo, e infine entrò tutta la mano. A quel punto Carla cacciò un urlo terrificante che poi diventò un mugolio di piacere.

- Non ho mai visto niente del genere – sussurrai, e Pietro mi strappò la bottiglia dalla mano e se la portò alla bocca.

- Devo essere onesto… neanche io – continuò lui. – Neanche io.

- Non pensi che sia il caso di intervenire? – domandai. – Non vorrei che Carla si facesse davvero male.

- Aspettiamo un altro po’. Vediamo come si evolvono le cose.

   La mano di Roberta era scomparsa in mezzo alle natiche della sua avversaria. Come un qualcosa di affilato che si infila in un oggetto di gomma morbida. È difficile descrivere cosa stesse provando Carla in quel momento. Direi che era un qualcosa di molto vicino al dolore, ma allo stesso tempo era come se in quella cosa trovasse una sorta di appagamento sessuale. Ma Roberta si fece intimorire dalle sue grida, e così tentò di far venire fuori la mano, ma senza riuscirci. L’orifizio pareva essersi serrato, chiuso tutto d’un tratto, e allora vidi sul viso della mia ragazza apparire un espressione di preoccupazione.

- Cazzo, non viene fuori – sussurrò.

- Cosa? – domandai.

- La mia mano – urlò. – Non viene fuori, cazzo.

   Carla si lamentava, e sembrava essere sull’orlo di un mancamento. Io e Pietro ci avvicinammo ai bordi della piscina per cercare di capire cosa stesse succedendo esattamente. Vidi con chiarezza che Roberta cercava di spingere verso l’esterno il polso, ma per qualche motivo non riusciva a venire fuori, anzi, è come se Carla la stesse risucchiando ancora di più dentro.

- Non è niente – disse Pietro, - è solo una cosa nervosa. Carla, rilassati. Rilassa i muscoli del culo.

- Mi fa male – piagnucolò lei.   

- Lo so, ma tu devi fare come ti dico.

- Posso provare a tirare con più forza – disse Roberta.

- Ma sei pazza? – urlò Carla. – Così mi rompi in due.

   In quel momento ebbi quasi il terrore di dover chiamare un’ambulanza. Insomma, cosa avremmo spiegato in ospedale? Allora andai nel panico e mi bloccai del tutto, incapace di poter prendere qualsiasi iniziativa. Incapace di proferire qualsiasi parola di conforto e di sostegno.

- Rilassati amore – le disse Pietro. – Rilassa i muscoli e lascia andare la mano di Roberta.

- Non ci riesco – piagnucolò lei. – Ormai si è chiuso.

- Provaci ancora.

   A poco alla volta vidi venir fuori la mano di Roberta, e vidi il buco del culo di Carla allargarsi oscenamente, fino a quando uscirono fuori le dita, e l’orifizio rimase aperto, ma per fortuna era finita. Roberta era fuori, e Carla si accasciò sul fondo della piscina, distrutta dalla fatica e dal dolore. La mia fidanzata andò ad abbracciarla e a chiederle perdono. Pareva mortificata per quello che aveva fatto.
- Non lo farò mai più – le disse. – Mi dispiace. Mi dispiace tanto, tesoro. Ti prego, perdonami. Sei la mia migliore amica, e non volevo farti del male. 

Postato da Andrea.